Lamborghini Athon – 1980

Lamborghini Athon


Lamborghini Athon – 1980


Marca : Lamborghini
Modello : Athon
Anno : 1980
Telaio N. : S155/01
Esemplari prodotti : 1
Designer : Marc Deschamps
Carrozzeria : 
Motore : 8 cilindri a V
Cilindrata : 2.996 cc
Distribuzione : DOHC
Valvole Cilindro : 2
Alimentazione : 4 carburatori Weber 40 DCNF
Potenza : 260 CV
Top speed Km/h :


Ultima Vendita: 2011 – Villa D’Este – RM Sotheby’s – € 347.200


In occasione del 58° Salone dell’Automobile di Torino, tenutosi nell’aprile del 1980, Bertone presentò una nuova concept car basata su un telaio Lamborghini. La scelta era sorprendente in quanto la Lamborghini versava allora in condizioni economiche disastrate. Nel suo comunicato stampa il carrozziere dichiarava chiaramente il proprio sostegno al costruttore emiliano in quel momento di difficoltà. Il nome Athon, che trae origine dal culto egizio per il sole, risultava particolarmente appropriato per una vettura aperta e totalmente sprovvista di qualunque forma di capote.

La Lamborghini Athon era la prima show car di Bertone disegnata sotto la responsabilità diretta del francese Marc Deschamps, subentrato a Marcello Gandini alla fine del 1979. Il linguaggio estetico della Bertone non segnò la svolta che alcuni si aspettavano: sotto la direzione vigilante di Nuccio Bertone si mantenne lo stesso indirizzo stilistico. La Athon riprendeva quindi gli stessi stilemi sviluppati sulle concept car di Bertone lungo l’arco degli anni settanta, con superfici tese su dei volumi scolpiti molto geometrici e delineati da spigoli affilati e da tagli grafici innovativi. Proseguiva inoltre la ricerca cara a Bertone sulla massima integrazione delle superfici vetrate con la carrozzeria.

La Athon riprendeva come base meccanica quella della Silhouette, a sua volta strettamente derivata dalla Urraco. Il motore V8 tre litri erogava 260 cavalli a 7500 giri al minuto, era alimentato da quattro carburatori Weber ed era abbinato a un cambio manuale a cinque marce. Il passo rimaneva invariato, ma la lunghezza totale scendeva sotto ai quattro metri grazie allo sbalzo posteriore molto accorciato. L’assenza di isolamento acustico, come notato nella prova eseguita dalla rivista Quattroruote e pubblicata sul numero di Luglio 1980, garantiva un’esperienza sonora impareggiabile. La prova metteva anche in risalto le qualità dinamiche della vettura, logicamente rimaste sugli stessi eccellenti livelli rispetto alla tenuta di strada della Silhouette.

Le proporzioni della Lamborghini Athon erano inusuali per una spider, con la posizione avanzata della cabina e del lungo volume posteriore che enfatizzava la posizione centrale del motore. Il cofano motore era trattato visivamente come un pezzo a sé, con una verniciatura tono su tono semiopaca in modo da distinguerlo dal resto della carrozzeria. Volutamente tecnico nel suo aspetto per trasmettere l’idea di una meccanica fusa in parte con la carrozzeria, era caratterizzato da due molure che sembravano due scatole appositamente ricavate per ospitare i filtri dell’aria. All’opposto, il parabrezza avvolgente sfruttava la migliore tecnologia del momento per fondersi al massimo nel volume di carrozzeria, con una tinta armonizzata al grigio caldo dei pannelli verniciati.

Ne risultava una vettura dal linguaggio fortemente grafico, ma sculturale allo stesso tempo. Se la forma generale era quasi monolitica, sicuramente secondo la volontà di Deschamps, i fianchi erano profondamente scolpiti, e l’interazione dei volumi tra la porta e la parte inferiore della scocca era molto scenografica. Le luci posteriori ricavate nella massa del volume di coda tramite piccole feritoie, rafforzavano l’aspetto solido dell’insieme. I cerchi Campagnolo scomposti in due elementi prefiguravano lo stile di quelli della Jalpa, prodotta in serie dall’anno successivo.

Nonostante fosse stata realizzata in un breve lasso di tempo, la Athon dimostrava la stessa qualità di costruzione evidente in tutti i prototipi assemblati da Bertone, con un livello di attenzione per i dettagli sorprendente. Specie nell’abitacolo, sia l’estetica che l’ergonomia erano particolarmente curate. La strumentazione digitale era il frutto di uno studio d’avanguardia realizzato insieme alla Veglia, mentre alcuni controlli secondari (devio luci, tergicristalli), generalmente posizionati su satelliti posti dietro al volante, erano raggruppati su un’originale impugnatura fissata a distanza di un palmo di mano dal volante. Con l’avveniristico volante mono-razza, questi dettagli sottolineavano lo sforzo creativo della Bertone in fatto di ergonomia interna.

Courtesy of : RM Shoteby’s



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